venerdì 9 dicembre 2016

UN REGGICALZE PER MARTINO - CANDORE DI MARIO DESIATI/EROTIC NOVEL

“Ad Alessia 
che tante cose
familiari troverà qui”




Ancora prima di conoscerlo ero curiosa di sapere chi fosse Martino, merito del comune amico Mario. Di lui aveva detto che era un tipo singolare con una grande  passione per il porno, le sue dive e i reggicalze.

Un uomo che conosce la grazia di un reggicalze merita die essere almeno conosciuto. Un uomo che osa parlare di porno con una donna senza pretendere che sia solo l’immagine dietro uno schermo deve essere ascoltato. Un uomo che desidera che la sua donna ideale, il suo sogno erotico sia la stessa persona che ama è pura poesia.
Martino è tutto questo. Martino è anche un incompreso, se dobbiamo dirla tutta. Eppure Martino sa cosa vorrebbe una donna. Una donna che ha il coraggio di parlare a se stessa, una donna che ha imparato che non è sufficiente portare rispetto alla propria testa se non si ha rispetto per il proprio corpo, i suoi desideri e fantasie. E sì, perché le fantasie non sono prerogativa degli uomini.

Lo sa bene Luisa. Luisa Montieri. 

Era stata bene e non glielo aveva mai detto. Ora era arrivato il momento. 
Si era accorta che il suo modo si sentire, di amare o semplicemente di vivere la vita era uguale al suo modo di fumare. Aveva lasciato il tabacco per la seduzione delle sigarette preconfezionate: perfette, convenzionali, facili. Poteva fumarle senza doversi preoccupare di avere le cartine, di avere entrambe le mani libere e sopratutto di avere il tabacco. Tutto già pronto, consumabile senza aspettative. Le aveva fumate per un pò, da quando stufa di dar retta al suo stomaco aveva voluto provare a essere la donna che tutti si sarebbero aspettati fosse dovuta diventare. Laureata, con un buon lavoro e un fidanzato presentabile. Lo stereotipo della brava ragazza italiana di buona famiglia. Basta con i club privé, la sua vita dove essere alla luce del sole. Aveva allontanato tutto ciò che avrebbe potuto riportarla indietro, Martino compreso. 
Aveva perpetrato questa manfrina fino a un martedì sera di dicembre un paio di anni dopo. Luisa era uscita con i colleghi per un aperitivo natalizio, uno dei tanti che si sarebbero perpetrati da lì ai seguenti venti giorni. La scusa perfetta per rimanere fuori dalla sua perfetta casa, dalla sua perfetta vita, dal suo perfetto amore domestico.
Complice un bicchiere di troppo, si era risvegliata prepotente in Luisa la classica voglia di tabacco da sbronza. Era uscita di fretta senza prendere la borsa, sicura di aver lasciato il pacchetto nella tasca sinistra del cappotto verde bottiglia.
Il contrasto del calore innaturale del locale con il freddo tagliente della strada la costrinsero le fecero risvegliare di colpo, senza però toglierle la voglia di fumare. Un gesto rapido e una scoperta amara: le sigarette non erano al loro posto. 
Per un tabagista ebbro è pari a una catastrofe naturale inattesa. 
Lo sguardo di Luisa era talmente eloquente da risvegliare la cavalleria di un giovane quanto audace giovane fumatore. 
“Se ti accontenti ti giro una paglia” le aveva detto raccogliendo tutto il coraggio che può avere uno sconosciuto davanti a una folgorante apparizione.
Luisa aveva risposto con un sorriso malizioso e compiacente, non tanto per gli occhi verde mare che spuntavano da sopra l’ingombrante sciarpa in lana intrecciata o per l’avance di un uomo più giovane che le avevano ricordato da quanto tempo non si sentiva donna, quanto per quella generosa offerta.
Imperfetta, inaspettata, delicata, inimitabile. Al primo tiro il palato aveva ritrovato un gusto forte, rotondo, diretto. Sulla lingua era scivolato silenzioso un pezzetto di foglia di tabacco. Martino. Le era venuto in mente Martino, la vita al club, le perversioni e le fantasie che nascondono i luoghi bui e poco frequentati. La sua vita era tornata a galla nel giro di una sigaretta rollata. 
Il tempo di disorganizzare sua casa perfetta, la sua vita perfetta e il suo perfetto amore domestico che Luisa Montieri aveva ritrovato anche Martino. Ci era voluto un po', ma finalmente avrebbe potuto dirgli che era stata bene quella sera al lago misterioso, che avrebbe voluto, che…

Entrò nella stanza quasi in punta di piedi, in imbarazzo per essersene andata prima che potesse accadere qualcosa, prima che ci fosse una ragione per non provarci, prima di scoprire di essere più simili del previsto, prima di provare che fantasia e realtà possono collimare. 

venerdì 26 agosto 2016

COMPROMESSO - EROTIC NOVEL

Nella vita ci sono sempre dei compromessi da sottoscrivere. Questo però aveva il sapore inebriante delle prime mattine di primavera, dove l’aria frizzante racconta che presto ci sarà l’estate, dove il profumo di nuova vita ubriaca a tal punto da rendere tutto possibile. “Casa” era ufficialmente di Agata e Pablo. A convincerli era bastato un pomeriggio senza aspettative. Per la prima volta non avevano dato spazio ai progetti, alle responsabilità, al lavoro, ai ma e ai perché. A guidarli solo la pancia. Una follia? Non secondo Erasmo Da Rotterdam.

Si erano presi del tempo per avere un ordinato caos. Del tempo dovuto alle loro vite passate, al loro essere presente, al non conoscere il futuro. Complici le innovazioni tecnologiche e la grande fortuna di avere due lavori “moderni”, plasmabili sulla persona e non sui luoghi fisici, i nuovi abitanti di “Casa” avevano deciso di trasferire le loro sedi di lavoro fronte mare. Il modo di far filare le cose lo avrebbero trovato, con calma, con il loro metodo: impreciso, illogico, perfetto per contenerli.

Pablo che di latino aveva solo il nome (fortemente voluto da sua madre che, durante i suoi studi all'Accademia delle Belle Arti, del più famoso pittore ne aveva fatto il suo uomo ideale sognando una fuga in Provenza per esserne la musa ispiratrice) aveva ridotto al minimo le sue consulenze finanziarie per diventare Capitano. Con un poco di sforzi e un paio di bordate alla Borsa aveva battezzato con una preziosa bottiglia di prosecco ghiacciata Pauline,15 metri di felicità. Pauline l’unica che poteva mettersi tra Agata e Pablo con il suo scafo longilineo e le vele color petrolio. 
Agata di suo, che cento ne pensava e mille ne faceva, impossibilitata a stare con le mani in mano, un domenica di maggio aveva trovato il suo spazio alla locanda, gestita dall’anziana Marta.

Il primo vero sole aveva convinto i turisti a ripopolare le coste, Marta a riaprire la terrazza e Pablo a riprendere i viaggi con Pauline e un gruppo di turisti tedeschi.
Agata di suo, quando lui era per mare  nel giorno del Signore soleva mangiare alla locanda. Come in un rito tantrico, arrivava alle 12.30 in sella alla sua vecchia moto Guzzi, ordinava un bicchiere di bianco fruttato al banco e fino alle 13 faceva conversazione con Marta. All’ora del pasto si spostava nel piccolo tavolino nell’angolo a sinistra della sala da pranzo, posava un plico di lettere sulla tovaglia a quadrettoni rossi. 

Avevano iniziato a scriversi lettere d’amore da prima di conoscersi, da prima di sapere che non si sarebbero lasciati mai. Almeno una a settimana, era diventata la regola, da lasciare negli angoli nascosti della casa di lei o lui. Piccole sorprese, coccole per l’anima per non dimenticare mai di essere come all’inizio, se lo erano promesso. Ora che il tetto era diventato lo stesso, le lettere trovano rifugio negli angoli più disparati di “Casa”. Tra le lenzuola, che venivano cambiate ogni sabato mattina, dentro il portavivande in acciaio del nonno in cui mettevano il caffè, tra i pizzi di lei o nella cassetta degli attrezzi di lui.  

Ogni volta che Pablo partiva per un viaggio però, le lettere venivano messe sotto il cuscino sinistro della cabina padronale di Pauline, accompagnate dalle mutandine che la sera prima erano state sfilate in quello stesso letto. Agata voleva ribadire a Pauline che avevano il permesso di partire, ma che l’unico odore, l’unico sapore, l’unica da cui sarebbe sempre tornato era sempre e solo lei. Pablo era un uomo libero, erano il suo cuore e il suo cervello a essere impegnati.

Quel giorno il manicaretto tardava e così Agata prese a leggere le lettere di Pablo, in attesa di nuove parole ben sigillate in carta da lettere profumata d’ambra. Tardavano, ma era solo perché il mare ha le sue regole e i suoi tempi, lei poteva solo aspettare. Le lunghe mani laccate di rosso delinearono con delicatezza i bordi della busta come se accarezzasse quelli del suo amato, la aprì con ardore e malizia come quando le sua gambe scivolavano sulle lenzuola bianche per aspettare l’arrivo di lui. Sospirò iniziando a leggere:



mercoledì 10 agosto 2016

HARLEY-DAVIDSON® ROADSTER™: PENSAVO FOSSE UN FLIRT INVECE É STATO AMORE

Immaginate la situazione giusta: golfo di Saint-Tropez, un week-end di primavera, il mare, il primo sole caldo sulla pelle, l’euforia di essere all’Euro Festival Harley-Davidson e tanta tanta voglia di divertirsi.

Ci siamo conosciute lì, quasi per caso, un pomeriggio in cui tutte e due avevamo altri programmi, ma come capita quando due sono destinate a inontrarsi, è intervenuto un amico suggerendoci di passare insieme qualche ora e di non perderci l’occasione di partecipare alla Parade.
L’ho guardata, un pò intimidita, una ragazza così non è facile da portare in giro: l’ultima arrivata, quella tanto attesa, quella su cui tutti avrebbero voluto fare un giro. Avremmo sicuramente avuto gli occhi puntati addosso, ciò comportava una grande responsabilità e la paura di non essere all’altezza. 

Nella vita però bisogna saper cogliere le opportunità e le sfide. E così in un pomeriggio di primavera ci siamo piaciute. Nonostante l’inizio un pò incerto a causa della mia poca dimestichezza con una tipetta del genere, si è creata una bolla che potrei descrivere solo attraverso le parole dell’Equipe 84:

“Poi d'improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se
non ci fosse che lei.
Vedevo solo lei
e non pensavo a te.
E tutta la città
correva incontro a noi…”

Le curve sinuose della Provenza, il profumo intenso delle prime sbocciature e l’aria salmastra che inebria le narici a ricordare che la bella stagione è arrivata. 
Elegante, sinuosa, facile da accompagnare, ma allo stesso tempo con carattere e spirito d’iniziativa. La Harley-Davidson® Roadster mi ha rapita, stregata, completamente affascinata. Ma sì sa, queste emozioni durano il tempo di un battito di ciglia. Abbiamo flirtato per un week end ed era il momento di tornare a casa dalla mia vecchiona con lo sguardo basso di chi sa di aver tradito, di chi ha sentito battere il cuore per un’altra.

Sono tornata a casa turbata, questo incontro mi aveva spiazzato. Un tarlo costante nel volerla avere ancora, almeno una volta. Una volta ancora mia, una volta ancora tra le mie mani.
Lo sguardo perso, i continui riferimenti a lei… Persa. Sono intervenuti gli amici: le sue chiavi nelle mie mani per una settimana. Il cuore è esploso di felicità. 
Un unico problema tra me e lei: la vecchiona. Era necessario non si incontrassero, per rispetto. Così come vuole la tradizione del peggiore dei latin lover, l’ho portata in vacanza al mare con la scusa di dover rimanere a lavorare in città, con la promessa che sarei arrivata presto per andare a scorrazzare col lei in Costa Azzurra. 
Ora c’eravamo solo lei e la mia amante. Per lei ho fatto cose che solo un’innamorata fa: cercare ogni momento libero per stare con lei, cosciente e avida del poco tempo concesso, portarla a Montevecchia per guardare il tramonto o alzarmi all’alba per una colazione bordo lago. 
7 giorni meravigliosi, 7 giorni in cui ho capito che non è stato solo un flirt di primavera o un amore estivo. Questa ragazzaccia apparentemente indomita, ha tutto quello che cerco: carattere, estetica, grazia, potenza, cuore. Si fa notare e sa stare in ogni luogo, può passeggiare come correre imponendo la sua audacia. Ha la bionditudine nell’anima.


E se di fidanzate, mogli, compagne se ne possono avere solo una alla volta, a lei posso dire:

“Baby, questo non è un addio, ma un arrivederci!”


venerdì 5 agosto 2016

FARO NELLA NOTTE - RACCONTO EROTICO

Il modo migliore per augurarvi buone vacanze... è raccontarvi una storia!

FARO NELLA NOTTE

Ci avevano messo un po'. Avevano vissuto in città, ma era troppo rumorosa per i loro silenzi fatti di sguardi e nonostante il centro fosse bello, non era il loro centro. Avevano vissuto in campagna, ma era troppo silenziosa per accogliere le loro risate. Avevano girato il mondo per trovare il loro mondo. E lo avevano trovato lì, vicino al faro. Quella piccola casa dalle grandi vetrate a picco sul mare era arrivata per caso, un giorno d’estate quando ormai avevano smesso di cercare, quando ormai avevano quasi abbandonato la speranza di trovare un rifugio su misura e di abbandonarsi a un posto che li contenesse più che ospitasse, le famose quattro mura.

Agata, che era più stabile sui tacchi che sul un paio di Havaianas molto trendy che aveva cocciutamente voluto indossare per dimostrare di poter stare con i piedi per terra, aveva conclamato la sua resa appoggiando la schiena a un vecchio muro, incurante che l’edera o qualsiasi altra cosa potesse macchiare il candore del vestito in sangallo bianco. Aveva guardato Pablo dritto negli occhi senza proferire parola. Loro parlavano anche così, con gli occhi. In quello sguardo un messaggio chiaro, lineare, senza fronzoli: “Ti seguirò anche in capo al mondo, ma tutto questo sali e scendi mi ha distrutto. Fermi-amo-ci un momento”. 
Era seguita una fragorosa risata, complici di una sana propensione a volersi sorprendere ogni giorno innamorati. 
Pablo si era avvicinato come per spostarle i capelli e lei era già pronta ad accoglierlo. Era sicura che la volesse, lì in quel momento, come due ore prima in un parcheggio pubblico  o come la mezz’ora dopo tra l’ombra della pineta e il canto delle cicale. Non esisteva il momento sbagliato per prendersi, solo quello giusto.
Lo stupore si dipinse sul volto di lei, non la cercò, ma delicato spostò i rampicanti dietro la sua amata per andare a scoprire una targhetta in ceramica con la scritta “Casa” dipinta in un bel colore blu Tuareg. Sotto un cartello malamente scritto a mano: “Vendesi”.

Lo stupore infastidito di Agata mutò in un sorriso compiaciuto di chi ha ricevuto un regalo inaspettato. Le prese la mano alla ricerca dell’entrata, che era lì, nascosta tra i gelsomini ribelli. L’eccitazione che li percorreva era quella che accompagna i fanciulli nelle imprese proibite, come entrare nel garage di papà, nello studio del nonno o frugare tra i gioielli di mamma. Senza mai lasciarsi entrarono ubriacati dal profumo di quel giardino sfuggito al controllo dell’uomo ed esploso al comando dell’estate. 
Di fronte a loro una vecchia casa dalla facciata che una volta doveva essere stata bianca, gli infissi in legno ormai corrosi da sole e sale e una grande porta in legno con un battente in ferro, ormai ossidato, con la faccia di Eolo a far da guardiano.
Agata nella sua romantica scaramanzia bussò tre volte all’uscio prima di entrare guardando Pablo come fanno i bambini che credono ancora alle favole. Pablo nella sua radicata razionalità numerica aveva ceduto nel tempo a questo vezzo primitivo che era parte della singolarità di quella donna e che aveva deciso di avere al suo fianco. Lei è così, si era detto.
Al di là della pesante soglia scricchiolante, una cucina in muratura dava direttamente su una grande sala in cui spiccava un tavolaccio in rovere. Doveva aver visto numerose battaglie quel legno.

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E LA STORIA CONTINUA...

giovedì 30 giugno 2016

FAME- Racconto Erotico




Non si dica mai che le ragazze stanno sempre a dieta... 
La Fame è fonte di vita, creatività e gioia...
Un mio post di qual tempo fa ha ispirato questo nuovo racconto. per LELO. Faceva più o meno così:
"Ho Fame.
 Ho fame di Bellezza, Verità, Intelligenza, Ironia, Leggerezza, Cultura, Risate, Amore, Eros.
 Ho Fame.
 Fame di Parole, Confronto, Cibo, Passioni, Sensibilità, Ebrezza, Euforia.
 Ho Fame.
 Ho fame di te."

La fame però viene tutti i giorni, cambiano gli ingredienti e il risultato ma sa essere straordinariamente imprevedibile...

Buona lettura!


Ho fame.
Ho fame di te.
Continuo a ripetermelo da quando ho lasciato quel letto caldo in cui ho conosciuto il tuo sapore.
È arrivato a insegnarmi la fame, la fame di te. Caldo, improvviso e atteso con ansia infantile, ha il gusto del dolore che ti porti dentro. Amaro come il fiele è arrivato in gola a raccontarmi la voglia di essere libero, di fare un passo in avanti e cento indietro.
Non mi era mai venuta la voglia di conoscere il sapore di un uomo, ma quando hai fame cerchi di saziarti nelle maniere più impensate, sopratutto se la tua razione è sempre più piccola e tu hai sempre più fame.
Sei lì per me, sono lì per te. Pronti a superare quella barriera di timore che ci allontana. Troppo rispetto, troppa paura di farci male, troppa paura di non poter tornare indietro.
Mi accontenti e rimani su un letto, non nostro, vestito solo di seta sugli occhi e della mia bocca sul tuo pene turgido.
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lunedì 20 giugno 2016

TU DA ME CHE COSA VUOI? - RIFLESSIONI AMOROSE

Tu da me che cosa vuoi?
E tu cosa mi dai?
Sfatiamo il mito che in amore l'importante sia un "dare" incondizionato. 
Siamo onesti, nonostante si possa dare più di quanto uno possa immaginare, dall'Amore ci si aspettano modi, atteggiamenti, sfumature. Vogliamo ricevere. Abbondantemente o almeno in una misura quasi proporzionale a quanto diamo.
Spesso il problema sono gli inizi. Presi dalla passione ci si lancia in iperboli di gesti, parole, attenzione nei dettagli. Quasi un’esagerazione che ci regala l’ebrezza di  una bollicina bevuta davanti a un tramonto. Tutto sembra possibile. 
Anche il nostro corpo è assuefatto a questa nuova esperienza chiamata Amore. 
Le  endorfine si scatenano, il cuore batte il ritmo di una hit estiva, una musica leggera che però ti rimane in testa: il famoso tormentone. L’altra persona diventa il tormentone. La pensi la mattina come apri gli occhi, trovi la sua dolcezza anche nella bustina del caffè, la sua preferita, non importa se per anni hai bevuto il caffè amaro. La pensi quando ti metti un paio di scarpe alte o il paio di pantaloni che le piacciono. La pensi quando scegli il profumo del bagnoschiuma o quando vedi una moto che ti sorpassa sulla destra, non importa che poi sia uno scooter. É l’ultima immagine che vuoi avere prima di addormentarti, ovviamente solo dopo aver ripercorso con la mente tutti i momenti passati insieme, aver analizzato la semantica di ogni what’s app o messaggio, cercando frasi segrete e significati nascosti. Nulla da fare, tutto il resto è noia. 
Inaspettata, improvvisa e molesta arriva la fase 2. Il dubbio. Non vi è una ragione specifica, se non l’insicurezza e la presa di coscienza che mentre noi ci siamo gongolati nella bolla dell’amore la Vita quotidiana non ci ha abbandonati, si è solo presa una pausa. E quando torna a riprendere il suo posto, come una brava padrona di casa, si porta dietro i doveri, i piccoli e grandi problemi, la routine. Si porta appresso anche la più stupide delle domande: “Sarà tutto vero? Mi prende in giro? Me lo merito?”.  E più si cresce più le paranoie diventano gigantesche perché ci portiamo appresso il pesante bagaglio, delle relazioni precedenti, delle delusioni e delle aspettative non realizzate. Siamo entrati nella fase dell’incertezza dell’Amore. 
I messaggi che prima ci davano la buonanotte ora ci tengono svegli a rimuginare sul fatto che se prima venivamo felicemente stalkerizzati da  pensieri e parole, ora c’è una brusca frenata. 
Perché? L’anima non si da pace. Non c’è un perché. E così parte la tortura tanto ben descritta dalla Nannini “ti telefono o no” o al secolo 2016 “ti messaggio o no? Chissà chi vincerà?”.  La scusa del “devi essere sicura/o di me” non regge. Com’è possibile che a me non sia passata la voglia di continuare sul quella sdolcinata via di romanticismo? C’è sempre una parte più debole, perché magari proprio quella sensibilità, quella capacità di ascoltare, la straordinaria capacità di leggerti l’anima e, se si è fortunati, la capacità di dare il giusto ritmo a due corpi che è riuscita a sciogliere anche il cuore lasciato più a lungo nella cella frigorifera di un moderno Jack Lo Squartatore.
I casi sono due: mettersi in stallo o affrontare la propria paura. La prima può essere ottima prima dell’estate perché porta a inappetenza, insonnia e relativo dimagrimento, ma è assai deleteria per psiche e fisico. 
La seconda comporta molto coraggio e la capacità di rimanere in apnea fino a quando non avrai il coraggio di dirgli: “Tu da me che cosa vuoi?”.
Attenzione! Ricordati che riceverai la stessa domanda…
Io che cosa voglio?
Voglio tutto.
Voglio te.
Voglio la tua testa.
Voglio la tua anima.
Voglio il tuo corpo.
Voglio essere conquistata tutti i giorni.
Voglio quello che ho conosciuto.
Voglio il tuo dolore.
Voglio la tua gioia.
Voglio condividere.
Voglio farmi bella per te.
Voglio aspettarti.
Voglio cercarti.
Voglio essere cercata.
Voglio il tuo sguardo.
Voglio farti all’amore.
Voglio farti il sesso.
Voglio ricevere in egual misura in cui do.

Voglio lasciare questa lista aperta.

venerdì 17 giugno 2016

ARRIVI & PARTENZE - RACCONTO EROTICO



Sarà l'estate, la voglia di sole e il cercare le soluzioni per far passare più piacevolmente le lunghe giornate monsoniche che la vena creativa è ripartita per cercare almeno una sfumatura degli HOT-MOMENTS.

Ho ripreso a scrivere le mie erotic novel per LELO e oggi, visto che sta per partire il week end, ho pensato che il luogo adatto fosse l'aeroporto di Linate... C'è chi arriva, c'è chi va...

Buona lettura!

ARRIVI & PARTENZE - RACCONTO EROTICO

Volevo dormire. Mi ero prefissa di ammutolire la sveglia, alzarmi all’ora del pranzo, richiudere gli occhi e fare colazione all’ora della merenda, ma un fremito mi obbliga a interrompere la veglia.
Il sole che penetra tra le persiane di legno verde è debole, intuisco che il giorno si è levato da poco. D’istinto allungo la mano per cercarti, solo quando stringo a vuoto le lenzuola ricordo che non sei con me.  Il senso di vuoto è immediato. Mi manchi.
Non conoscevo la solitudine né la fedeltà a un corpo. Poi se arrivato tu, inaspettato, a stravolgere la strategia affinata in anni: ti sei preso corpo e mente, uno solo non ti bastava.
Un unico player, mille + 1 modi di giocare, la pretesa di essere l’unico, la prerogativa di volermi sempre, in ogni luogo, in ogni momento
Socchiudo le palpebre ed è un flash.
Il lume di candela, noi a fare gli innamorati, mosche bianche tra i business men venuti da oriente. Ami possedermi, ma ancor più far saper che sono di tua proprietà. L’uomo brizzolato davanti a me si sta perdendo un po’ troppo nella mia profonda scollatura che lascia intravedere il seno bianco. Mi avvicini con la scusa di un bacio fanciullesco, per infilare una mano nell’apertura del vestito, mi baci e stringi sempre più forte fino a pizzicarmi il capezzolo. Mi lasci solo quando sei sicuro   
CONTINUA LA LETTURA https://www.lelo.com/it/blog/arrivi-e-partenze-racconti-erotici/





mercoledì 24 febbraio 2016

MONELLA PER UN GIORNO - #GHOSTNUMEROUNO


Qualche mese fa mi chiama l'amico Giorgio Racca per parlarmi della sua nuova impresa: realizzare la prima edizione cartacea di Ghost. Il  progetto è entusiasmante, dice,  parlerà in primis dell'argomento che ha accumulato tante delle nostre chiacchiere: le due ruote. Ma lui è un uomo intelligente e sa che i grandi amori crescono solo se conditi da ingredienti importanti come  il cibo, l’arte, la fotografia e le persone. A maggio era già uscito  #ghostnumerozero come anteprima del concept editoriale firmato da Cibele Edizioni. Un serial book, da pubblicare due volte l’anno che racconta storie di donne, di uomini e di passioni attraverso la fotografia.


Giorgio, il Ghost che porta il numero di serie 01, vuole raccontare anche storie di donne,   in particolare delle motocicliste. Quattro per l'esattezza. Quattro sfumature. Quattro esperienze. Un unico credo, la motocicletta, un unico sguardo quello di Lucrezia Simmons
Tiziana, Kelly, Daniela e Alessia.

Alessia la conosco. Ecco la "proposta indecente", far parte del dream team. Parlare del mio amore per Felix, Moto Guzzi V75 , di sicuro non sarà un problema, quello di posare un po' di più. 
Lucrezia mi chiama per accordarci, posso sceglier la location. Nessun dubbio, una e una sola, la mia wonderland: Start and Speed .

L'appuntamento è per un sabato mattina di fine settembre. E' noto ai più che quando uno deve fare delle foto ha bisogno di riposo, ore di sonno come non ci fosse un domani. Ecco perché sono andata a letto presto a base di dieta liquida. Le 02.00 after party mi pare un ottimo compromesso.

Scendo in garage e ovviamente la bellona fa i capricci come le star. Parte, ma il motore ha deciso di funzionare per metà. Urge un check da Ercole prima di inforcare l'autostrada. E io che volevo un caffè al bar. 
Al solito era la candela. Finalmente sono per strada, destinazione Dalmine.
Ci siamo. Oggi si scatta qui per due ragioni fondsamentali:

Luz & me
- volevo che Lucrezia conoscesse un luogo suggestivo perché non si fanno moto, ma si fa magia. Il posto dove mi rifugio e in cui Luca Luzzardi esaudisce desideri, concretizza sogni, regala emozioni.

- Luz stesso. Che è una delle due ragioni per cui sono tornata in sella. Ricordo ancora la prima volta che ci siamo visti: idroscalo in occasione della Riding Season. 
Abbiamo scambiato due parole, due. Lui un uomo barbuto, silente e con due grandi polisiere in pelle cosa mai avrebbe avuto da condividere con una Bionda con una bionda in mano? A detta di Tarantino, molto. E in effetti, siamo ancora qui a parlare di tutto e di niente, se non di sogni e magia. 

Tolgo il casco e mi presento. Lucrezia è una donna minuta dal grande sorriso. La stretta di mano è decisa e i suoi occhi mi dicono che non mi sono sbagliata. Siamo nel posto giusto,con le persone giuste. Attorno a noi solo opere d'arte. 
Due chiacchiere per sciogliere il ghiaccio, una sigaretta per allentare la tensione e cominciamo.
Difficile, molto difficile. Un baccalà sarebbe più espressivo. 
La donna dietro

lunedì 22 febbraio 2016

NON TI RICORDI COME SIA FINITA LA SERATA ? E' STATA UNA GRANDE SERATA. IL BALLO DEL DOGE 2016 E' ANDATO IN SCENA!

Una vecchia tradizione, che si tramanda da secoli tra le calli veneziane,  racconta se ti svegli con un grande cerchio alla testa e non ricordi esattamente come tu sia finita sana e salva nel tuo letto, allora, il giorno dopo potrai affermare con certezza che sia stata una grande serata.
Affermo con altrettanta certezza che il 6 febbraio 2016, sia stata una grande serata! La fine è confusa, ma  ricordi importanti sono vividi come il mal di testa che mi assale.
Eppure riesco solo a ridere, felice e leggera come accadeva dopo le prime feste serali, dove una madre troppo fiduciosa, la mia, accettava di lasciare una casa libera di sera perché un’orda di ragazzini si potesse  atteggiare a giocare a fare gli adulti. Risultato? Siamo diventati degli adulti che di tanto in tanto si incontrano per fare i ragazzini e non dimenticare quella sana innocenza. 

Ecco se dovessi sintetizzare The Secret Gardens of Dreams userei la parola Amicizia. Vecchi e nuovi amici.
Sabato sera. Palazzo Pisani Moretta:Il Ballo del Doge. Terza volta in un sogno.

Che sia l’evento di Carnevale più bello e lussuoso al mondo è noto a tutti, che ogni edizione sia ancora più spettacolare della precedente è un dato di fatto. Che per indossare uno dei meravigliosi abiti, rigorosamente realizzati a mano, serva una aiutante e molto allenamento fisico, è la base. Il corpetto cinge la vita come un amante desideroso e i seni sono compressi per non far scappare le emozioni. Tante tutte insieme.


Come in ogni favola che si rispetti ci sono degli elementi fondamentali perchè la narrazione possa seguire il suo corso. Se Cenerentola poteva contare sulla Fata Madrina, i topini e una zucca io ho dalla mia Marzietta più nota a corte come la Regina Ballerina, il rito dello Spritz e tramezzino prima di dar via alle danze e la ferma intenzione di farmi rapire dalla polvere di stelle per far parte della magia e non essere solo uno degli spettatori.


Non mi soffermerò sulla bellezza degli allestimenti, la ricchezza degli addobbi floreali, la spettacolarità e bravura degli artisti o l’attenzione ogni singolo prezioso dettaglio. Per quelli dovreste esserci, confesso la mia incapacità a descriverne l’incanto. Solo gli occhi, uniti all’anima e aiutati dalle orecchie potrebbero. Il Ballo non si guarda, si vive.
Mi soffermerò invece sulla Bellezza delle persone. Per quelle posso trovare le parole.

Di bianco vestita, celata dietro un copricapo piumato e una maschera che incornicia i suoi occhi caldi e profondi come la cioccolata fondente, lei, la quintessenza dell’Amore. Il suo nome, declinato al femminile o al maschile, è un mantra ricorrente nella mia vita. In questo momento della mia vita. E’ entrato prepotente: ha preso, ha dato, ha preso. Questa sera ha dato. Persa nel suo magnetismo, nella sua gentilezza, nella sua purezza. 
Colpisce la dissonanza tra il corpo minuto e il piglio deciso con cui, credo, affronti la vita. I suoi occhi non potrò dimenticarli. Come non potrò mai dimenticare gli sguardi tra lei e suo marito. Quegli sguardi dicono tutto. Lei gli sta accanto, lo protegge dalle schifezze del mondo, lo fa nonostante tutto, nonostante il tempo. Lo Ama, perdutamente e come pochi sanno fare: con grazia, con logica, con cuore. Un’altra donna sarebbe stata schiacciata dal peso di un uomo così magnificamente ingombrante come il suo. Lui sa che lei è la chiave di violino della sua vita. Lui la guarda come fa il Capitano quando naviga a vista, cercando il suo faro. Cercando casa, cercando luce. Lui sa che per lontano che possa andare, c’è un posto chiamato casa da cui ritornare. Sempre. 
Sono perfetti e mi convinco sempre più che una coppia sia fatta da un 1+1 e non da mezze persone che insieme tentano di farne una. Li guardo incantata.

Una contorsionista mi riporta all’attenzione. Sospesa in aria