mercoledì 10 agosto 2016

HARLEY-DAVIDSON® ROADSTER™: PENSAVO FOSSE UN FLIRT INVECE É STATO AMORE

Immaginate la situazione giusta: golfo di Saint-Tropez, un week-end di primavera, il mare, il primo sole caldo sulla pelle, l’euforia di essere all’Euro Festival Harley-Davidson e tanta tanta voglia di divertirsi.

Ci siamo conosciute lì, quasi per caso, un pomeriggio in cui tutte e due avevamo altri programmi, ma come capita quando due sono destinate a inontrarsi, è intervenuto un amico suggerendoci di passare insieme qualche ora e di non perderci l’occasione di partecipare alla Parade.
L’ho guardata, un pò intimidita, una ragazza così non è facile da portare in giro: l’ultima arrivata, quella tanto attesa, quella su cui tutti avrebbero voluto fare un giro. Avremmo sicuramente avuto gli occhi puntati addosso, ciò comportava una grande responsabilità e la paura di non essere all’altezza. 

Nella vita però bisogna saper cogliere le opportunità e le sfide. E così in un pomeriggio di primavera ci siamo piaciute. Nonostante l’inizio un pò incerto a causa della mia poca dimestichezza con una tipetta del genere, si è creata una bolla che potrei descrivere solo attraverso le parole dell’Equipe 84:

“Poi d'improvviso lei sorrise
e ancora prima di capire
mi trovai sottobraccio a lei
stretto come se
non ci fosse che lei.
Vedevo solo lei
e non pensavo a te.
E tutta la città
correva incontro a noi…”

Le curve sinuose della Provenza, il profumo intenso delle prime sbocciature e l’aria salmastra che inebria le narici a ricordare che la bella stagione è arrivata. 
Elegante, sinuosa, facile da accompagnare, ma allo stesso tempo con carattere e spirito d’iniziativa. La Harley-Davidson® Roadster mi ha rapita, stregata, completamente affascinata. Ma sì sa, queste emozioni durano il tempo di un battito di ciglia. Abbiamo flirtato per un week end ed era il momento di tornare a casa dalla mia vecchiona con lo sguardo basso di chi sa di aver tradito, di chi ha sentito battere il cuore per un’altra.

Sono tornata a casa turbata, questo incontro mi aveva spiazzato. Un tarlo costante nel volerla avere ancora, almeno una volta. Una volta ancora mia, una volta ancora tra le mie mani.
Lo sguardo perso, i continui riferimenti a lei… Persa. Sono intervenuti gli amici: le sue chiavi nelle mie mani per una settimana. Il cuore è esploso di felicità. 
Un unico problema tra me e lei: la vecchiona. Era necessario non si incontrassero, per rispetto. Così come vuole la tradizione del peggiore dei latin lover, l’ho portata in vacanza al mare con la scusa di dover rimanere a lavorare in città, con la promessa che sarei arrivata presto per andare a scorrazzare col lei in Costa Azzurra. 
Ora c’eravamo solo lei e la mia amante. Per lei ho fatto cose che solo un’innamorata fa: cercare ogni momento libero per stare con lei, cosciente e avida del poco tempo concesso, portarla a Montevecchia per guardare il tramonto o alzarmi all’alba per una colazione bordo lago. 
7 giorni meravigliosi, 7 giorni in cui ho capito che non è stato solo un flirt di primavera o un amore estivo. Questa ragazzaccia apparentemente indomita, ha tutto quello che cerco: carattere, estetica, grazia, potenza, cuore. Si fa notare e sa stare in ogni luogo, può passeggiare come correre imponendo la sua audacia. Ha la bionditudine nell’anima.


E se di fidanzate, mogli, compagne se ne possono avere solo una alla volta, a lei posso dire:

“Baby, questo non è un addio, ma un arrivederci!”


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