venerdì 9 dicembre 2016

UN REGGICALZE PER MARTINO - CANDORE DI MARIO DESIATI/EROTIC NOVEL

“Ad Alessia 
che tante cose
familiari troverà qui”




Ancora prima di conoscerlo ero curiosa di sapere chi fosse Martino, merito del comune amico Mario. Di lui aveva detto che era un tipo singolare con una grande  passione per il porno, le sue dive e i reggicalze.

Un uomo che conosce la grazia di un reggicalze merita die essere almeno conosciuto. Un uomo che osa parlare di porno con una donna senza pretendere che sia solo l’immagine dietro uno schermo deve essere ascoltato. Un uomo che desidera che la sua donna ideale, il suo sogno erotico sia la stessa persona che ama è pura poesia.
Martino è tutto questo. Martino è anche un incompreso, se dobbiamo dirla tutta. Eppure Martino sa cosa vorrebbe una donna. Una donna che ha il coraggio di parlare a se stessa, una donna che ha imparato che non è sufficiente portare rispetto alla propria testa se non si ha rispetto per il proprio corpo, i suoi desideri e fantasie. E sì, perché le fantasie non sono prerogativa degli uomini.

Lo sa bene Luisa. Luisa Montieri. 

Era stata bene e non glielo aveva mai detto. Ora era arrivato il momento. 
Si era accorta che il suo modo si sentire, di amare o semplicemente di vivere la vita era uguale al suo modo di fumare. Aveva lasciato il tabacco per la seduzione delle sigarette preconfezionate: perfette, convenzionali, facili. Poteva fumarle senza doversi preoccupare di avere le cartine, di avere entrambe le mani libere e sopratutto di avere il tabacco. Tutto già pronto, consumabile senza aspettative. Le aveva fumate per un pò, da quando stufa di dar retta al suo stomaco aveva voluto provare a essere la donna che tutti si sarebbero aspettati fosse dovuta diventare. Laureata, con un buon lavoro e un fidanzato presentabile. Lo stereotipo della brava ragazza italiana di buona famiglia. Basta con i club privé, la sua vita dove essere alla luce del sole. Aveva allontanato tutto ciò che avrebbe potuto riportarla indietro, Martino compreso. 
Aveva perpetrato questa manfrina fino a un martedì sera di dicembre un paio di anni dopo. Luisa era uscita con i colleghi per un aperitivo natalizio, uno dei tanti che si sarebbero perpetrati da lì ai seguenti venti giorni. La scusa perfetta per rimanere fuori dalla sua perfetta casa, dalla sua perfetta vita, dal suo perfetto amore domestico.
Complice un bicchiere di troppo, si era risvegliata prepotente in Luisa la classica voglia di tabacco da sbronza. Era uscita di fretta senza prendere la borsa, sicura di aver lasciato il pacchetto nella tasca sinistra del cappotto verde bottiglia.
Il contrasto del calore innaturale del locale con il freddo tagliente della strada la costrinsero le fecero risvegliare di colpo, senza però toglierle la voglia di fumare. Un gesto rapido e una scoperta amara: le sigarette non erano al loro posto. 
Per un tabagista ebbro è pari a una catastrofe naturale inattesa. 
Lo sguardo di Luisa era talmente eloquente da risvegliare la cavalleria di un giovane quanto audace giovane fumatore. 
“Se ti accontenti ti giro una paglia” le aveva detto raccogliendo tutto il coraggio che può avere uno sconosciuto davanti a una folgorante apparizione.
Luisa aveva risposto con un sorriso malizioso e compiacente, non tanto per gli occhi verde mare che spuntavano da sopra l’ingombrante sciarpa in lana intrecciata o per l’avance di un uomo più giovane che le avevano ricordato da quanto tempo non si sentiva donna, quanto per quella generosa offerta.
Imperfetta, inaspettata, delicata, inimitabile. Al primo tiro il palato aveva ritrovato un gusto forte, rotondo, diretto. Sulla lingua era scivolato silenzioso un pezzetto di foglia di tabacco. Martino. Le era venuto in mente Martino, la vita al club, le perversioni e le fantasie che nascondono i luoghi bui e poco frequentati. La sua vita era tornata a galla nel giro di una sigaretta rollata. 
Il tempo di disorganizzare sua casa perfetta, la sua vita perfetta e il suo perfetto amore domestico che Luisa Montieri aveva ritrovato anche Martino. Ci era voluto un po', ma finalmente avrebbe potuto dirgli che era stata bene quella sera al lago misterioso, che avrebbe voluto, che…

Entrò nella stanza quasi in punta di piedi, in imbarazzo per essersene andata prima che potesse accadere qualcosa, prima che ci fosse una ragione per non provarci, prima di scoprire di essere più simili del previsto, prima di provare che fantasia e realtà possono collimare. 

Luisa sembrava sempre la solita. Il piccolo corpo era protetto da un un cappotto corvino sotto il quale si nascondeva un leggero quanto informe vestito di lana nera, e un paio di morbidi stivali in camoscio flosci sui polpacci. Negli occhi però brillava una luce nuova, il tono di sfida dei movimenti decisi e calcolati della sua esile figura la rendevano candidamente perversa. Luisa chiuse a chiave la porta della stanza semi buia, appoggiò la grande borsa che si portava appresso sul pavimento a fianco della sedia in plastica verde su cui sedette per sfilare gli amorfi calzari. I piccoli piedi erano velati da una sottile strato di seta trasparente che facevano presupporre delle calze da donna. Sfilò impacciata dalla borsa degli altissimi tacchi in vernice nera dal plateau imponente. Ci si arrampicò senza non poche difficoltà per poi barcollare sino davanti a Martino.
Fece scivolare il cappotto a terra, come tante volte aveva visto fare alle ragazze del Bluebelle senza mai distogliere lo sguardo dal letto. La realtà stava superando qualsiasi immaginazione. Le mani di Luisa presero delicatamente lembi grezzi del vestito e con un gesto rapito lo sfilarono lasciandola lì come Martino l’aveva desiderata. I piccoli seni si erano subito inturgiditi a contatto con il freddo dell’aria di una camera troppo poco frequentata. Luisa aveva scelto un reggicalze in seta nero che imbrigliava gancio dopo gamcio delle iconiche calze che non si vedevano dai tempi della guerra. Uno spettacolo degno di tende in velluto rosso e moquette a terra. Al posto delle mutandine Luisa aveva scelto di indossare le scarpe e di lasciare il tuo sesso anni settanta in bella vista. 
Si avvicinò prendendo senza troppe ritrosie la mano fredda di lui, scelse il suo indice, lo leccò e delicatamente lo infilò tra le sue gambe. Si mosse il tanto che bastava per bagnarsi e riportare quel dito alle labbra di Martino. Non un cenno di vita. Martino era fermamente impassibile. Luisa spostò le lenzuola abbassandogli i pantaloni e gli slip bianchi. Non obiettò. Il suo pene era piccolo e avvizzito. Forse il freddo, forse la poca empatia. Luisa era decisa a godere, così mettendosi a cavalcioni su di lui riprese a giocare, ma questa volta con due dita che faceva roteare fuori e dentro di lei. L’idea di essere scoperta, l’idea di godere per mano di chi tanto aveva schifato le avevano fatto venir voglia di assaggiare quel coso moscio, nonostante Martino non sembrasse essere interessato. Mise il suo pene in bocca, ma purtroppo anche dopo una vigorosa succhiata nulla si svegliò. Martino era impassibile, quasi a volerla punire.
Luisa decise che era il momento di dedicarsi il suo momento di perdizione.
Appoggiò le natiche nude sulle lenzuola in cotone grezzo aprendo le gambe di fronte a Martino, i tacchi puntati sul materasso facevano leva sulla schiena inarcata di Luisa mentre veniva silenziosa, strozzando in gola il suo piacere. Si assaggiò, voleva sapere. Voleva conoscere il sapore della sua fantasia. Sapeva di vero e puro.
Veloce come quando era entrata si rivestì, riprese i panni della innocua contabile di un club di seconda categoria. 

Quando richiuse la porta alle sue spalle trovò Renzo ad aspettarla come promesso. 
Lui aveva spiato tutto dal buco della serratura, era eccitato e lei per ringraziarlo lo baciò sulle labbra per essere stato a fare il palo. Renzo si morse le labbra assaggiando il sapore di Luisa per un altro uomo…

Per dare un senso a questo racconto è necessario e propedeutico leggere fino in fondo Candore di Mario Desiati, Giulio Einaudi editore.


Mario Desiati è originario di Martina Franca, ha pubblicato sei romanzi. Da Il paese delle spose infelici è tratto l'omonimo film di Pippo Mezzapesa, e con Ternitti (Mondadori 2011) è stato finalista al Premio Strega. Le sue opere sono tradotte in sei lingue. Per Einaudi ha pubblicato Candore (Supercoralli, 2016)





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